{"meta":{"slug":"metodi-problem-solving","area":"editoriale","meta_title":"Metodi di problem solving: quale scegliere e da dove partire","autore":"Redazione Prodability","data":"2026-10-14","tipologia":"Editoriale","copertina":"segnaposto","title":"Metodi di problem solving: quale scegliere e da dove partire","lunghezza":"10 min di lettura","meta_description":"Un cliente riceve la merce sbagliata. Si rimedia con una spedizione urgente, ci si scusa, si promette più attenzione. Il mese dopo succede di nuovo, con un altr","tags":[],"featuredVisual":null},"content":"# Metodi di problem solving: quale scegliere e da dove partire\n\nUn cliente riceve la merce sbagliata. Si rimedia con una spedizione urgente, ci si scusa, si promette più attenzione. Il mese dopo succede di nuovo, con un altro cliente e un altro codice. Il problema era stato risolto, eppure è tornato.\n\nA quel punto molti imprenditori arrivano alla stessa conclusione: serve un metodo di problem solving. Si comincia a cercare e si trova di tutto: PDCA, DMAIC, 8D, A3, 5 perché, diagramma di Ishikawa, Kaizen, Design Thinking. Ognuno con i suoi passi, i suoi moduli, i suoi corsi.\n\nMettendo in fila i principali, ne abbiamo contati 50, tra metodi, framework e strumenti, ciascuno con i testi da cui nasce. Davanti a una lista così la domanda viene da sé: quale scegliere?\n\nIn questo articolo proviamo a rispondere. Ma partiamo da una domanda che viene prima: che cosa serve a qualsiasi metodo per funzionare?\n\n## Metodi e strumenti non sono la stessa cosa\n\nLa prima distinzione è tra metodi e strumenti.\n\nAlcune voci sono metodi completi: guidano tutto il percorso, dal problema alla soluzione, fino alla verifica del risultato. PDCA, DMAIC, 8D, Toyota Business Practices e Kepner-Tregoe sono di questo tipo.\n\nAltre sono strumenti, che si usano dentro un metodo per fare un passo preciso. I 5 perché e il diagramma di Ishikawa servono a cercare le cause. L'analisi di Pareto serve a decidere da dove cominciare. La FMEA serve a prevedere dove un processo può cedere.\n\nL'A3 sta nel mezzo: è un modo di ragionare e insieme un foglio che mette quel ragionamento su una sola pagina.\n\nConfondere le due cose porta a un errore frequente: adottare uno strumento credendo di aver adottato un metodo. Si disegna un diagramma di Ishikawa a ogni riunione, ma nessuno controlla poi se la soluzione ha funzionato.\n\n## Una mappa dei metodi di problem solving\n\nPer orientarsi conviene raggrupparli in base alla domanda a cui rispondono.\n\n| La domanda | Metodi e strumenti |\n| :--- | :--- |\n| Come risolvo un problema che c'è già? | PDCA, DMAIC, 8D, A3, Toyota Business Practices, QC Story, Kepner-Tregoe |\n| Qual è la vera causa? | 5 perché, diagramma di Ishikawa, Root Cause Analysis, Fault Tree Analysis, analisi «è / non è», Change Analysis, Barrier Analysis, Apollo, TapRooT, Shainin Red X |\n| Da dove comincio? | Analisi di Pareto, Theory of Constraints e i suoi Thinking Processes |\n| Come evito che succeda? | FMEA, Pre mortem, Bow Tie Analysis |\n| Come miglioro il processo ogni giorno? | Lean Problem Solving, Kaizen, Kaizen Event, Six Sigma, controllo statistico di processo (SPC), 7 strumenti base della qualità |\n| Come trovo una soluzione nuova? | Design Thinking, Double Diamond, Creative Problem Solving, modello Osborn-Parnes, TRIZ, Synectics, SCAMPER, Brainstorming, pensiero laterale, Sei cappelli per pensare |\n| Quale alternativa scelgo? | Cynefin, OODA Loop, albero delle decisioni, analisi costi-benefici, analisi multicriterio, matrice decisionale pesata, analisi SWOT, Gap Analysis |\n| Che cosa abbiamo imparato? | After Action Review, Lessons Learned, Post mortem |\n\nGuardando come lavorano, però, quasi tutti rientrano in 2 grandi categorie:\n\n- le tecniche che aiutano a risolvere i problemi in modo intuitivo, creativo e innovativo, come il Design Thinking, il TRIZ o il brainstorming;\n- le tecniche che aiutano ad analizzare le cause del problema, come i 5 perché, il diagramma di Ishikawa o l'8D.\n\nLe prime cercano strade nuove. Le seconde risalgono all'origine di quello che non va.\n\n## Perché ce ne sono così tanti\n\nQual è il migliore, allora? E perché ce ne sono così tanti, invece di uno solo?\n\nSe un metodo funzionasse sempre, con qualsiasi problema e nelle mani di chiunque, tutti userebbero quello e gli altri sarebbero spariti. Quando in una disciplina convivono decine di modi diversi di fare la stessa cosa, di solito vuol dire che nessuno funziona sempre e per tutti. Un metodo universale di problem solving, insomma, non esiste.\n\nSuccede lo stesso con le diete: quella che funziona per una persona non è detto che funzioni per un'altra. Allo stesso modo, ogni metodo di problem solving può rivelarsi efficace o inefficace a seconda di chi lo applica e del problema su cui lo si applica.\n\nOgnuno dà il meglio in un contesto preciso. L'8D è nato nell'industria automobilistica, con Ford, ed è ancora molto usato nelle fabbriche. Barrier Analysis e TapRooT si usano soprattutto nella sicurezza e nell'analisi degli incidenti. Design Thinking e Double Diamond vengono dalla progettazione di prodotti e servizi.\n\nPer una piccola o media impresa non serve conoscerli tutti. Serve capire che cosa hanno in comune.\n\n## Che cosa hanno in comune\n\nSe si mettono uno accanto all'altro i metodi completi, si nota che il primo passo è quasi sempre lo stesso:\n\n- il PDCA comincia con il definire il problema e pianificare;\n- il DMAIC comincia con Define, cioè definire;\n- l'A3 apre il foglio con il problema e la situazione attuale;\n- il processo Toyota in 8 passi parte dalla chiarificazione del problema;\n- Kepner-Tregoe tiene separata l'analisi del problema dalla decisione;\n- anche un metodo creativo come il Double Diamond dedica la prima metà del percorso a esplorare il problema e definirlo.\n\nHanno in comune anche l'obiettivo. L'8D punta a prevenire che il problema si ripresenti. La Root Cause Analysis cerca le cause profonde invece di intervenire sui sintomi.\n\nRisolvere un problema, per tutti questi metodi, vuol dire fare in modo che non capiti più. Una toppa non lo risolve: lo rimanda.\n\n## I 5 perché e il fusibile\n\nTaiichi Ohno, l'ingegnere che ha costruito il sistema di produzione Toyota, spiegava i 5 perché con un esempio diventato famoso. Una macchina si ferma.\n\n- Perché si è fermata? Perché c'è stato un sovraccarico ed è saltato il fusibile.\n- Perché c'è stato un sovraccarico? Perché il cuscinetto non era lubrificato abbastanza.\n- Perché non era lubrificato abbastanza? Perché la pompa dell'olio non pompava a sufficienza.\n- Perché non pompava a sufficienza? Perché l'albero della pompa era consumato.\n- Perché era consumato? Perché mancava il filtro, e i trucioli di metallo entravano nella pompa.\n\nFermandosi alla prima risposta si cambia il fusibile, e la macchina riparte. Fermandosi alla quarta si cambia l'albero della pompa. In entrambi i casi, scriveva Ohno, il guasto si sarebbe ripresentato dopo qualche mese. Solo il quinto perché porta a una soluzione che chiude il problema: montare il filtro.\n\nDi solito questo esempio si racconta per mostrare la forza della domanda «perché?». Ma c'è un dettaglio che passa inosservato: il metodo parte da una macchina ferma. Cioè da un problema che qualcuno ha visto, ha considerato un problema e ha deciso di analizzare.\n\nUna macchina ferma si vede. Molti problemi in azienda invece non fanno rumore: un preventivo rifatto due volte, un cliente che non riordina, un collaboratore che aspetta istruzioni invece di segnalare che qualcosa non va.\n\n## Il passo che viene prima del metodo\n\nTutti questi metodi danno per scontata una cosa: che il problema sia già lì, davanti a chi lo deve risolvere. Visto, scritto, scelto come il più importante.\n\nNella realtà delle aziende è proprio questo il passo che spesso manca. E manca in 3 modi.\n\n**1. Il problema non si vede.** Chi lo vive ogni giorno lo considera normale, o non lo segnala per non creare tensioni. Il titolare diventa l'unico a vedere i problemi, e vede solo quelli che arrivano fino a lui.\n\n**2. Il problema si vede, ma si scrive male.** «Il muletto si guida male» e «Mancano regole per l'uso del muletto» descrivono lo stesso incidente, ma portano a soluzioni diverse. Un metodo lavora su quello che riceve: se la definizione è sbagliata, trova con grande precisione la soluzione al problema sbagliato.\n\n**3. Si sceglie il problema sbagliato.** Si interviene sul problema più urgente o più fastidioso, non su quello che genera più conseguenze. L'analisi di Pareto aiuta a scegliere, ma lavora sulla frequenza dei problemi: se nessuno li annota, non c'è nessuna frequenza da contare.\n\nQuesti 3 errori li analizziamo più a fondo nell'articolo [Fare ordine nei problemi aziendali](https://blog.prodability.com/fare-ordine-nei-problemi-aziendali/).\n\nVedere, scrivere e ordinare i problemi è una competenza a sé, che viene prima del problem solving. La chiamiamo Problem Noting.\n\n**La miglior tecnica di problem solving, quindi, non è una tecnica di problem solving.**\n\nIl Problem Noting non sostituisce i metodi: è quello che permette loro di funzionare. Un'azienda che annota con metodo i propri problemi può usare il PDCA, l'8D o un semplice 5 perché e ottenere risultati. Un'azienda che non lo fa può adottare il metodo più sofisticato e continuare a risolvere gli stessi problemi.\n\nNon dipende dalla bravura delle persone, ma da come l'azienda tratta i problemi. Quando segnalarli è un'abitudine di tutti, e non un compito del solo titolare, i problemi arrivano al metodo per tempo e scritti in modo utile.\n\n## L'unico metodo universale\n\nSe nessun metodo di problem solving è universale, esiste un modo di gestire i problemi che lo sia?\n\nSì: è quello che poggia su principi naturali. Anzi, i metodi universali di gestione dei problemi sono 2, e ogni elemento naturale li usa da miliardi di anni, comprese le cellule del nostro corpo.\n\nTra le discipline che si usano in azienda, quella che si avvicina di più a questo metodo si chiama Problem Management, ed è conosciuta soprattutto in ambito informatico.\n\nIl Problem Management tiene separate due cose che in molte aziende si confondono: l'incidente e il problema. L'incidente è il cliente che riceve la merce sbagliata: va sistemato subito, con la spedizione urgente e le scuse. Il problema è la causa che fa ripetere l'incidente il mese dopo, con un altro cliente e un altro codice.\n\nPer questo, prima di cercare una soluzione, il Problem Management chiede di individuare i problemi, anche quelli nascosti dietro incidenti che si ripetono, di registrarli e descriverli, e di ordinarli in base al rischio che comportano. Vedere, scrivere e ordinare: sono gli stessi passi del Problem Noting.\n\n## Come scegliere il metodo giusto\n\nFatto questo passo, la scelta del metodo diventa più semplice, perché dipende dal tipo di problema che si ha davanti:\n\n- un problema che si ripete: un metodo per le cause, dai 5 perché fino all'8D se il problema è serio o coinvolge più reparti;\n- molti problemi insieme e poco tempo: l'analisi di Pareto, per decidere da dove cominciare;\n- una decisione tra più alternative: Kepner-Tregoe o una matrice decisionale pesata;\n- un rischio che non si è ancora verificato: FMEA o pre mortem;\n- un progetto appena concluso: l'After Action Review, per capire che cosa ripetere e che cosa cambiare;\n- un problema nuovo, senza soluzioni note: Design Thinking o Creative Problem Solving.\n\nPer cominciare basta un ciclo semplice come il PDCA, e la domanda «perché?» ripetuta finché si arriva a una causa su cui si può agire.\n\n## Conclusione\n\nRicapitolando per punti:\n\n- Esistono decine di metodi di problem solving: ne abbiamo contati 50, in famiglie diverse a seconda della domanda a cui rispondono.\n- Metodi e strumenti non sono la stessa cosa: un diagramma di Ishikawa non è un metodo, è un passo dentro un metodo.\n- Quasi tutti rientrano in 2 grandi categorie: le tecniche creative, che cercano soluzioni nuove, e quelle che analizzano le cause.\n- Non esiste un metodo universale di problem solving: come per le diete, ognuno funziona o no a seconda di chi lo applica e del problema.\n- I metodi completi partono tutti dalla definizione del problema e puntano allo stesso risultato: che il problema non si ripresenti.\n- Nessun metodo funziona su un problema che nessuno ha visto, che è scritto male o che non è il più importante.\n- Prima del problem solving viene il Problem Noting: l'abitudine di vedere, scrivere e ordinare i problemi, la stessa su cui si basa il Problem Management.\n\n## Testi di riferimento\n\n- Deming, W. E. (1986). *Out of the Crisis*. MIT Center for Advanced Engineering Study.\n- Ohno, T. (1988). *Toyota Production System: Beyond Large-Scale Production*. Productivity Press.\n- Ford Motor Company (1987). *Team Oriented Problem Solving (TOPS)*. Ford Motor Company.\n- Pande, P. S., Neuman, R. P., & Cavanagh, R. R. (2000). *The Six Sigma Way*. McGraw-Hill.\n- Sobek II, D. K., & Smalley, A. (2008). *Understanding A3 Thinking*. Productivity Press.\n- Liker, J. K., & Meier, D. (2006). *The Toyota Way Fieldbook*. McGraw-Hill.\n- Kepner, C. H., & Tregoe, B. B. (1981). *The New Rational Manager*. Princeton Research Press.\n- Ishikawa, K. (1985). *What Is Total Quality Control? The Japanese Way*. Prentice-Hall.\n- Juran, J. M., & Godfrey, A. B. (Eds.). (1999). *Juran's Quality Handbook* (5th ed.). McGraw-Hill.\n- U.S. Department of Energy (1992). *Root Cause Analysis Guidance Document*. DOE-NE-STD-1004-92.\n- Klein, G. (2007). Performing a Project Premortem. *Harvard Business Review*, 85(9), 18-19.\n- Design Council (2019). *Framework for Innovation: Design Council's Evolved Double Diamond*.\n- AXELOS (2019). *ITIL Foundation: ITIL 4 Edition*. TSO.","path":"content/articles/art-0185/it.md","routePath":"metodi-problem-solving","wordCount":2128,"imageMeta":{},"html":"<p>Un cliente riceve la merce sbagliata. Si rimedia con una spedizione urgente, ci si scusa, si promette più attenzione. Il mese dopo succede di nuovo, con un altro cliente e un altro codice. Il problema era stato risolto, eppure è tornato.</p>\n<p>A quel punto molti imprenditori arrivano alla stessa conclusione: serve un metodo di problem solving. Si comincia a cercare e si trova di tutto: PDCA, DMAIC, 8D, A3, 5 perché, diagramma di Ishikawa, Kaizen, Design Thinking. Ognuno con i suoi passi, i suoi moduli, i suoi corsi.</p>\n<p>Mettendo in fila i principali, ne abbiamo contati 50, tra metodi, framework e strumenti, ciascuno con i testi da cui nasce. Davanti a una lista così la domanda viene da sé: quale scegliere?</p>\n<p>In questo articolo proviamo a rispondere. Ma partiamo da una domanda che viene prima: che cosa serve a qualsiasi metodo per funzionare?</p>\n<h2 id=\"metodi-e-strumenti-non-sono-la-stessa-cosa\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Metodi e strumenti non sono la stessa cosa</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"metodi-e-strumenti-non-sono-la-stessa-cosa\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>La prima distinzione è tra metodi e strumenti.</p>\n<p>Alcune voci sono metodi completi: guidano tutto il percorso, dal problema alla soluzione, fino alla verifica del risultato. PDCA, DMAIC, 8D, Toyota Business Practices e Kepner-Tregoe sono di questo tipo.</p>\n<p>Altre sono strumenti, che si usano dentro un metodo per fare un passo preciso. I 5 perché e il diagramma di Ishikawa servono a cercare le cause. L'analisi di Pareto serve a decidere da dove cominciare. La FMEA serve a prevedere dove un processo può cedere.</p>\n<p>L'A3 sta nel mezzo: è un modo di ragionare e insieme un foglio che mette quel ragionamento su una sola pagina.</p>\n<p>Confondere le due cose porta a un errore frequente: adottare uno strumento credendo di aver adottato un metodo. Si disegna un diagramma di Ishikawa a ogni riunione, ma nessuno controlla poi se la soluzione ha funzionato.</p>\n<h2 id=\"una-mappa-dei-metodi-di-problem-solving\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Una mappa dei metodi di problem solving</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"una-mappa-dei-metodi-di-problem-solving\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Per orientarsi conviene raggrupparli in base alla domanda a cui rispondono.</p>\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n<div class=\"article-table-scroll is-fit\" style=\"--table-min:286px\"><table><colgroup><col style=\"width:50.000%\"><col style=\"width:50.000%\"></colgroup><thead><tr><th align=\"left\">La domanda</th><th align=\"left\">Metodi e strumenti</th></tr></thead><tbody><tr><td align=\"left\">Come risolvo un problema che c'è già?</td><td align=\"left\">PDCA, DMAIC, 8D, A3, Toyota Business Practices, QC Story, Kepner-Tregoe</td></tr><tr><td align=\"left\">Qual è la vera causa?</td><td align=\"left\">5 perché, diagramma di Ishikawa, Root Cause Analysis, Fault Tree Analysis, analisi «è / non è», Change Analysis, Barrier Analysis, Apollo, TapRooT, Shainin Red X</td></tr><tr><td align=\"left\">Da dove comincio?</td><td align=\"left\">Analisi di Pareto, Theory of Constraints e i suoi Thinking Processes</td></tr><tr><td align=\"left\">Come evito che succeda?</td><td align=\"left\">FMEA, Pre mortem, Bow Tie Analysis</td></tr><tr><td align=\"left\">Come miglioro il processo ogni giorno?</td><td align=\"left\">Lean Problem Solving, Kaizen, Kaizen Event, Six Sigma, controllo statistico di processo (SPC), 7 strumenti base della qualità</td></tr><tr><td align=\"left\">Come trovo una soluzione nuova?</td><td align=\"left\">Design Thinking, Double Diamond, Creative Problem Solving, modello Osborn-Parnes, TRIZ, Synectics, SCAMPER, Brainstorming, pensiero laterale, Sei cappelli per pensare</td></tr><tr><td align=\"left\">Quale alternativa scelgo?</td><td align=\"left\">Cynefin, OODA Loop, albero delle decisioni, analisi costi-benefici, analisi multicriterio, matrice decisionale pesata, analisi SWOT, Gap Analysis</td></tr><tr><td align=\"left\">Che cosa abbiamo imparato?</td><td align=\"left\">After Action Review, Lessons Learned, Post mortem</td></tr></tbody></table></div>\n<p>Guardando come lavorano, però, quasi tutti rientrano in 2 grandi categorie:</p>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>le tecniche che aiutano a risolvere i problemi in modo intuitivo, creativo e innovativo, come il Design Thinking, il TRIZ o il brainstorming;</li>\n<li>le tecniche che aiutano ad analizzare le cause del problema, come i 5 perché, il diagramma di Ishikawa o l'8D.</li>\n</ul>\n<p>Le prime cercano strade nuove. Le seconde risalgono all'origine di quello che non va.</p>\n<h2 id=\"perché-ce-ne-sono-così-tanti\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Perché ce ne sono così tanti</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"perché-ce-ne-sono-così-tanti\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Qual è il migliore, allora? E perché ce ne sono così tanti, invece di uno solo?</p>\n<p>Se un metodo funzionasse sempre, con qualsiasi problema e nelle mani di chiunque, tutti userebbero quello e gli altri sarebbero spariti. Quando in una disciplina convivono decine di modi diversi di fare la stessa cosa, di solito vuol dire che nessuno funziona sempre e per tutti. Un metodo universale di problem solving, insomma, non esiste.</p>\n<p>Succede lo stesso con le diete: quella che funziona per una persona non è detto che funzioni per un'altra. Allo stesso modo, ogni metodo di problem solving può rivelarsi efficace o inefficace a seconda di chi lo applica e del problema su cui lo si applica.</p>\n<p>Ognuno dà il meglio in un contesto preciso. L'8D è nato nell'industria automobilistica, con Ford, ed è ancora molto usato nelle fabbriche. Barrier Analysis e TapRooT si usano soprattutto nella sicurezza e nell'analisi degli incidenti. Design Thinking e Double Diamond vengono dalla progettazione di prodotti e servizi.</p>\n<p>Per una piccola o media impresa non serve conoscerli tutti. Serve capire che cosa hanno in comune.</p>\n<h2 id=\"che-cosa-hanno-in-comune\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Che cosa hanno in comune</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"che-cosa-hanno-in-comune\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Se si mettono uno accanto all'altro i metodi completi, si nota che il primo passo è quasi sempre lo stesso:</p>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>il PDCA comincia con il definire il problema e pianificare;</li>\n<li>il DMAIC comincia con Define, cioè definire;</li>\n<li>l'A3 apre il foglio con il problema e la situazione attuale;</li>\n<li>il processo Toyota in 8 passi parte dalla chiarificazione del problema;</li>\n<li>Kepner-Tregoe tiene separata l'analisi del problema dalla decisione;</li>\n<li>anche un metodo creativo come il Double Diamond dedica la prima metà del percorso a esplorare il problema e definirlo.</li>\n</ul>\n<p>Hanno in comune anche l'obiettivo. L'8D punta a prevenire che il problema si ripresenti. La Root Cause Analysis cerca le cause profonde invece di intervenire sui sintomi.</p>\n<p>Risolvere un problema, per tutti questi metodi, vuol dire fare in modo che non capiti più. Una toppa non lo risolve: lo rimanda.</p>\n<h2 id=\"i-5-perché-e-il-fusibile\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>I 5 perché e il fusibile</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"i-5-perché-e-il-fusibile\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Taiichi Ohno, l'ingegnere che ha costruito il sistema di produzione Toyota, spiegava i 5 perché con un esempio diventato famoso. Una macchina si ferma.</p>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>Perché si è fermata? Perché c'è stato un sovraccarico ed è saltato il fusibile.</li>\n<li>Perché c'è stato un sovraccarico? Perché il cuscinetto non era lubrificato abbastanza.</li>\n<li>Perché non era lubrificato abbastanza? Perché la pompa dell'olio non pompava a sufficienza.</li>\n<li>Perché non pompava a sufficienza? Perché l'albero della pompa era consumato.</li>\n<li>Perché era consumato? Perché mancava il filtro, e i trucioli di metallo entravano nella pompa.</li>\n</ul>\n<p>Fermandosi alla prima risposta si cambia il fusibile, e la macchina riparte. Fermandosi alla quarta si cambia l'albero della pompa. In entrambi i casi, scriveva Ohno, il guasto si sarebbe ripresentato dopo qualche mese. Solo il quinto perché porta a una soluzione che chiude il problema: montare il filtro.</p>\n<p>Di solito questo esempio si racconta per mostrare la forza della domanda «perché?». Ma c'è un dettaglio che passa inosservato: il metodo parte da una macchina ferma. Cioè da un problema che qualcuno ha visto, ha considerato un problema e ha deciso di analizzare.</p>\n<p>Una macchina ferma si vede. Molti problemi in azienda invece non fanno rumore: un preventivo rifatto due volte, un cliente che non riordina, un collaboratore che aspetta istruzioni invece di segnalare che qualcosa non va.</p>\n<h2 id=\"il-passo-che-viene-prima-del-metodo\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Il passo che viene prima del metodo</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"il-passo-che-viene-prima-del-metodo\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Tutti questi metodi danno per scontata una cosa: che il problema sia già lì, davanti a chi lo deve risolvere. Visto, scritto, scelto come il più importante.</p>\n<p>Nella realtà delle aziende è proprio questo il passo che spesso manca. E manca in 3 modi.</p>\n<p><strong>1. Il problema non si vede.</strong> Chi lo vive ogni giorno lo considera normale, o non lo segnala per non creare tensioni. Il titolare diventa l'unico a vedere i problemi, e vede solo quelli che arrivano fino a lui.</p>\n<p><strong>2. Il problema si vede, ma si scrive male.</strong> «Il muletto si guida male» e «Mancano regole per l'uso del muletto» descrivono lo stesso incidente, ma portano a soluzioni diverse. Un metodo lavora su quello che riceve: se la definizione è sbagliata, trova con grande precisione la soluzione al problema sbagliato.</p>\n<p><strong>3. Si sceglie il problema sbagliato.</strong> Si interviene sul problema più urgente o più fastidioso, non su quello che genera più conseguenze. L'analisi di Pareto aiuta a scegliere, ma lavora sulla frequenza dei problemi: se nessuno li annota, non c'è nessuna frequenza da contare.</p>\n<p>Questi 3 errori li analizziamo più a fondo nell'articolo <a href=\"https://blog.prodability.com/fare-ordine-nei-problemi-aziendali/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" class=\"article-inline-link\">Fare ordine nei problemi aziendali</a>.</p>\n<p>Vedere, scrivere e ordinare i problemi è una competenza a sé, che viene prima del problem solving. La chiamiamo Problem Noting.</p>\n<p><strong>La miglior tecnica di problem solving, quindi, non è una tecnica di problem solving.</strong></p>\n<p>Il Problem Noting non sostituisce i metodi: è quello che permette loro di funzionare. Un'azienda che annota con metodo i propri problemi può usare il PDCA, l'8D o un semplice 5 perché e ottenere risultati. Un'azienda che non lo fa può adottare il metodo più sofisticato e continuare a risolvere gli stessi problemi.</p>\n<p>Non dipende dalla bravura delle persone, ma da come l'azienda tratta i problemi. Quando segnalarli è un'abitudine di tutti, e non un compito del solo titolare, i problemi arrivano al metodo per tempo e scritti in modo utile.</p>\n<h2 id=\"lunico-metodo-universale\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>L'unico metodo universale</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"lunico-metodo-universale\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Se nessun metodo di problem solving è universale, esiste un modo di gestire i problemi che lo sia?</p>\n<p>Sì: è quello che poggia su principi naturali. Anzi, i metodi universali di gestione dei problemi sono 2, e ogni elemento naturale li usa da miliardi di anni, comprese le cellule del nostro corpo.</p>\n<p>Tra le discipline che si usano in azienda, quella che si avvicina di più a questo metodo si chiama Problem Management, ed è conosciuta soprattutto in ambito informatico.</p>\n<p>Il Problem Management tiene separate due cose che in molte aziende si confondono: l'incidente e il problema. L'incidente è il cliente che riceve la merce sbagliata: va sistemato subito, con la spedizione urgente e le scuse. Il problema è la causa che fa ripetere l'incidente il mese dopo, con un altro cliente e un altro codice.</p>\n<p>Per questo, prima di cercare una soluzione, il Problem Management chiede di individuare i problemi, anche quelli nascosti dietro incidenti che si ripetono, di registrarli e descriverli, e di ordinarli in base al rischio che comportano. Vedere, scrivere e ordinare: sono gli stessi passi del Problem Noting.</p>\n<h2 id=\"come-scegliere-il-metodo-giusto\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Come scegliere il metodo giusto</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"come-scegliere-il-metodo-giusto\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Fatto questo passo, la scelta del metodo diventa più semplice, perché dipende dal tipo di problema che si ha davanti:</p>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>un problema che si ripete: un metodo per le cause, dai 5 perché fino all'8D se il problema è serio o coinvolge più reparti;</li>\n<li>molti problemi insieme e poco tempo: l'analisi di Pareto, per decidere da dove cominciare;</li>\n<li>una decisione tra più alternative: Kepner-Tregoe o una matrice decisionale pesata;</li>\n<li>un rischio che non si è ancora verificato: FMEA o pre mortem;</li>\n<li>un progetto appena concluso: l'After Action Review, per capire che cosa ripetere e che cosa cambiare;</li>\n<li>un problema nuovo, senza soluzioni note: Design Thinking o Creative Problem Solving.</li>\n</ul>\n<p>Per cominciare basta un ciclo semplice come il PDCA, e la domanda «perché?» ripetuta finché si arriva a una causa su cui si può agire.</p>\n<h2 id=\"conclusione\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Conclusione</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"conclusione\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<p>Ricapitolando per punti:</p>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>Esistono decine di metodi di problem solving: ne abbiamo contati 50, in famiglie diverse a seconda della domanda a cui rispondono.</li>\n<li>Metodi e strumenti non sono la stessa cosa: un diagramma di Ishikawa non è un metodo, è un passo dentro un metodo.</li>\n<li>Quasi tutti rientrano in 2 grandi categorie: le tecniche creative, che cercano soluzioni nuove, e quelle che analizzano le cause.</li>\n<li>Non esiste un metodo universale di problem solving: come per le diete, ognuno funziona o no a seconda di chi lo applica e del problema.</li>\n<li>I metodi completi partono tutti dalla definizione del problema e puntano allo stesso risultato: che il problema non si ripresenti.</li>\n<li>Nessun metodo funziona su un problema che nessuno ha visto, che è scritto male o che non è il più importante.</li>\n<li>Prima del problem solving viene il Problem Noting: l'abitudine di vedere, scrivere e ordinare i problemi, la stessa su cui si basa il Problem Management.</li>\n</ul>\n<h2 id=\"testi-di-riferimento\" class=\"article-h2-retrowave\"><span>Testi di riferimento</span><button type=\"button\" class=\"article-heading-link\" data-copy-id=\"testi-di-riferimento\" aria-label=\"Copia link alla sezione\"><svg xmlns=\"http://www.w3.org/2000/svg\" width=\"16\" height=\"16\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\" stroke=\"currentColor\" stroke-width=\"2\" stroke-linecap=\"round\" stroke-linejoin=\"round\"><path d=\"M9 17H7A5 5 0 0 1 7 7h2\"/><path d=\"M15 7h2a5 5 0 1 1 0 10h-2\"/><line x1=\"8\" x2=\"16\" y1=\"12\" y2=\"12\"/></svg></button></h2>\n<ul class=\"article-check-list\">\n<li>Deming, W. E. (1986). <em>Out of the Crisis</em>. MIT Center for Advanced Engineering Study.</li>\n<li>Ohno, T. (1988). <em>Toyota Production System: Beyond Large-Scale Production</em>. Productivity Press.</li>\n<li>Ford Motor Company (1987). <em>Team Oriented Problem Solving (TOPS)</em>. Ford Motor Company.</li>\n<li>Pande, P. S., Neuman, R. P., &amp; Cavanagh, R. R. (2000). <em>The Six Sigma Way</em>. McGraw-Hill.</li>\n<li>Sobek II, D. K., &amp; Smalley, A. (2008). <em>Understanding A3 Thinking</em>. Productivity Press.</li>\n<li>Liker, J. K., &amp; Meier, D. (2006). <em>The Toyota Way Fieldbook</em>. McGraw-Hill.</li>\n<li>Kepner, C. H., &amp; Tregoe, B. B. (1981). <em>The New Rational Manager</em>. Princeton Research Press.</li>\n<li>Ishikawa, K. (1985). <em>What Is Total Quality Control? The Japanese Way</em>. Prentice-Hall.</li>\n<li>Juran, J. M., &amp; Godfrey, A. B. (Eds.). (1999). <em>Juran's Quality Handbook</em> (5th ed.). McGraw-Hill.</li>\n<li>U.S. Department of Energy (1992). <em>Root Cause Analysis Guidance Document</em>. DOE-NE-STD-1004-92.</li>\n<li>Klein, G. (2007). Performing a Project Premortem. <em>Harvard Business Review</em>, 85(9), 18-19.</li>\n<li>Design Council (2019). <em>Framework for Innovation: Design Council's Evolved Double Diamond</em>.</li>\n<li>AXELOS (2019). <em>ITIL Foundation: ITIL 4 Edition</em>. TSO.</li>\n</ul>","headings":[{"level":2,"text":"Metodi e strumenti non sono la stessa cosa","id":"metodi-e-strumenti-non-sono-la-stessa-cosa"},{"level":2,"text":"Una mappa dei metodi di problem solving","id":"una-mappa-dei-metodi-di-problem-solving"},{"level":2,"text":"Perché ce ne sono così tanti","id":"perché-ce-ne-sono-così-tanti"},{"level":2,"text":"Che cosa hanno in comune","id":"che-cosa-hanno-in-comune"},{"level":2,"text":"I 5 perché e il fusibile","id":"i-5-perché-e-il-fusibile"},{"level":2,"text":"Il passo che viene prima del metodo","id":"il-passo-che-viene-prima-del-metodo"},{"level":2,"text":"L'unico metodo universale","id":"lunico-metodo-universale"},{"level":2,"text":"Come scegliere il metodo giusto","id":"come-scegliere-il-metodo-giusto"},{"level":2,"text":"Conclusione","id":"conclusione"},{"level":2,"text":"Testi di riferimento","id":"testi-di-riferimento"}],"tldr":"","tldrItems":null}